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Il verbo DARE in Ancona
Si racconta che un viandante chiedesse: - Ahó, quanto manca p'Ancona ? - - Và sempre drito. Quando te sentirai di' "Vate a fate dà ‘ntel culo" sei arivato. - Capite che gente? Grevi, sgarbati, sboccacciati, guasconi, sempre contrari a tutto ed a tutti. Dicono nato in Ancona, e non a o ad come si direbbe di Roma o Avellino. Ai pompieri gridano: - Curete pompieri sa l'aqua bagnata, pija fogo n'incendio - Perfino l'ingiuria nazionale italiana (vaffan...) valida da Trapani a Bolzano ed accettato financo dal Pretore di Biella, non è valida in Ancona. Cantano: - A noi che sem d'Ancona ce digon farabuti, ma noi ce ne fregamo e dàmo in culo a tuti - Quel verbo dare usato sempre con senso così penetrativo mi fa' tornare in mente un'episodio d'infanzia anconetana, quando con Checco, Adriana e Bice andevamo là-de-dietro, soto el monte, come si diceva dei piedi d'una collinetta argillosa, dietro alla fornace di Baffirosci, che aveva a valle dei profondi canaletti di raccolta dello scolo dell'acqua piovana. C'infilavamo là dentro e, in quella sicura privacy, ci toccavamo e guardavamo pistellino e cocchietta e come facevamo pipì. Che fosse una trasgressione c'era chiaro, tantevvero che si diceva annamo a fà le purcherie. Ignoravamo invece che quello era il nostro primo ingresso nella vita vera. Comunque eravamo attratti dal proibito e lì ci sentivamo protetti da indiscrezioni. Ciò almeno fino al giorno che, a metà salitella, un muratore dai palchi di una costruzione ci ha gridato: - O fjoli, j'ande' a dà ? - Che, manzonianamente risciacquato in Arno, suonerebbe: - Deh, o garzoncelli, andate a copulare ? - o, romanescamente risciacquato in Tevere sarebbe: - A rigazzì, ve l'annate a scopà ? -
ANCON DORICA CIVITAS FIDEI, ti saluta il tuo Luciano |