l'Ancona de ieri racuntata da Giorgio Ochiodoro


Prefazione al Primo volumedi Vincenzo Pirani

Siamo abituati a prendere in molta considerazione solo la STORIA, quella scritta con le lettere maiuscole, che, in definitiva, racconta solo le decisioni di un ristretto gruppo che, in qualche modo, accede alla "stanza dei bottoni", e da quel luogo decide per diverse decine di milioni di persone: se poi queste siano o no totalmente d'accordo con loro, è un 'altra cosa. Di questo gruppo si parla diffusamente e se ne conoscono, come suol dirsi, vita morte e miracoli; gli avversari, ovviamente, ne sottolineano le carenze; gli amici, le virtù.
Però il mondo non è fatto solo da loro né essi sono i soli protagonisti. Ognuno che è nel mondo è un protagonista che partecipa, più o meno direttamente o con il proprio assenso o con la propria rinuncia ad interessarsene, alle grandi "decisioni" e non solo a quelle. Ogni momento della propria giornata vi è una scelta più o meno importante da fare, scelta che lascia sempre una testimonianza che si riflette sulla propria ed altrui vita anche se, normalmente, viene ignorata al di fuori del contesto in cui si vive e si opera e, spesso, anche in quello.
Nessuno storico va in cerca di costoro: la loro esistenza quotidiana sembra piatta uniformità e passivo adeguamento. Ma essi costituiscono un elemento che rimane assorbito e diventa man mano comportamento e stile di vita. Non frutto di gesti clamorosi, il loro realizzarsi con pazienza e tenacia nell'umile lavoro quotidiano, concorre a formare lo spirito della comunità.
Pensando a costoro, viene spontaneo paragonarli alla "barriera corallina" che oppone alla furia degli elementi, la sua consistenza formata da quanto hanno prodotto i coralli, questi esseri quasi invisibili che con millenaria pazienza costruiscono, consolidano, riparano, rafforzano le strutture che innalzano dalle profondità abissali sino alla superficie delle acque contrastando la violenza degli elementi con il loro incessante lavoro.
La vita di una città, che comincia dalla decisione di un gruppo più o meno numeroso di fermarsi in un luogo e viverci, è iniziata proprio da ignoti che hanno costruito non tanto le abitazioni quanto formato comunità; che non hanno solo versato sudore per il lavoro materiale, quanto sofferto per cercare insieme la soluzione migliore ai problemi che via via si presentavano, che hanno accettato rinunce personali in vista della realizzazione di un ideale comune, anche se non sempre vi era tutta la chiarezza che assicurava di procedere sulla via giusta.
Più andiamo a ritroso nel tempo, più è difficile individuarli. Il loro ricordo, tramandato dagli anziani ai più giovani, col tempo, è diventato il mito, ma la loro esperienza ed i loro comportamenti si sono riversati nella vita della comunità ed è diventata quella saggezza pratica che non viene mai smentita e che, quando è dimenticata o irrisa, crea disagi e rotture, rendendo non certo pacifica e serena la vita comunitaria.
Giorgio Occhiodoro contribuisce, con questo suo libro, a ricordare agli anconitani di oggi, soprattutto a quelli giovanissimi, le figure che animavano le strade che ora non ci sono più o che sono profondamente cambiate nella forma e nei rapporti, e che hanno contribuito a "creare" Ancona. Sono figure appena di ieri, ma sembrano lontanissime nel tempo, quasi con le caratteristiche del mito, aiutando anche i soprannomi con i loro paradossi, pennellate o allusioni, sottolineature di difetti o di virtù; concorre anche la mancanza dell'antico ambiente, che oggi è difficile immaginare soltanto, dopo tutte le distruzioni avvenute ed in atto, le ricostruzioni in libertà e gli approssimativi rifacimenti.
L'impresa di Occhiodoro rivela quindi la sua importanza proprio nel cercare di ricollocare quelle tipiche figure anconitane nel loro ambiente e di presentarle in quel contesto. Il lavoro si rivela quindi necessario per non far dimenticare quel periodo di Ancona in cui, tra le difficoltà e le ristrettezze, spesso notevoli, si è espressa l'anima della città.
Le apparenti contraddizioni di Ancona, fatta nascere sul mare da gente venuta dal mare, vissuta per il mare e sul mare, sempre in lotta non solo con gli uomini ma con le calamità naturali, si possono esaminare e risolvere solo col paziente studio del comportamento dei suoi abitanti, di quelli che si sono formati alla severa scuola del mare. Silenziosi perché allenati al silenzio dell'immensità marina, concreti per la necessità di essere sempre pronti ad adottare tempestive decisioni con le quali si può anche giocare la propria vita, rudi perché non abituati alle parole inutili o ai cavilli.
È anche vero che oggi il rapporto ANCONA/MARE non è più quello di un tempo.
Il porto, pur essendo ancora la sua ragione di vita, non è più il polo unico attorno al quale ruotano tutti i momenti della vita quotidiana, compresi quelli del tempo libero: non è stato ancora accettato il modo diverso di vivere la vita portuale che non è più a totale misura d'uomo come lo era qualche decina d'anni più addietro.
Ora ci sono tante macchine che, seppure mosse dalla mano dell'uomo, hanno scansato l'uomo. Così anche quando il porto riposa o riduce la sua attività non richiama per mostrare, orgoglioso, la sua vitalità; né invita a misurarsi nella pesca, allontanati i pesci dallo stato delle acque. Eppure bisogna ritornare al mare, al porto e farlo diventare nuovamente parte attiva dell'attività cittadina, per riabituarsi a vivere secondo la sua scuola; per ritrovarsi comunità che è tale non solo perché abita su uno stesso territorio, ma perché condivide le vicende liete e tristi di ognuno.
Questo ci insegna la "sfilata" di coloro che hanno contribuito nel tempo a "costruire" l'anima di Ancona.
C'è la promessa, da parte di Occhiodoro, di un altro "giro" per Ancona sparita.
La mantenga presto, prima che coloro che ancora possono fornirgli i colori per il quadro non si smarriscano nella nebbia del tempo. Dopo sarà troppo tardi: i pochi documenti d'archivio, sopravvissuti agli incendi, alle guerre ed ai terremoti, non consegnano ai posteri le "imprese" dei portolotti e le acrobazie per sbarcare il lunario.


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